L'Editing di un testo letterario è un processo che riguarda tre fasi distinte, oltre a comprendere le operazioni preliminari, elencate in precedenza, che caratterizzano la Correzione di bozze. Ci sono, infatti, tre categorie di Editing letterario: l'Editing formale, l'Editing contenutistico e l'Editing grafico. Queste macro-suddivisioni racchiudono al loro interno numerose tipologie di intervento, ciascuna delle quali tenta di regalare una forma pura e cristallina al testo che dev'essere pubblicato. Avendo come modello normativo la figura del "redattore-drago" (come sono definiti i grandi editor della tradizione), Stefano Airoldi considera l'Editing l'attività più nobile e importante dell'intero universo letterario, in quanto da una buona operazione di revisione possono dipendere il successo di un'opera e il suo marchio di qualità. Perciò, per dedicarsi a questo genere di attività occorrono impegno e professionalità da mettere al servizio dello scrittore di riferimento, che resta sempre e comunque l'attore principale nel processo di pubblicazione di un libro.

Editing

 

  1. Editing formale
  2. Editing contenutistico
  3. Editing grafico

 

1. Editing formale

La prima fase dell'Editing letterario consiste in una minuziosa analisi della forma di un determinato scritto. In via preliminare, infatti, un buon editor deve aggiungere al controllo formale della Correzione di bozze, una scansione più approfondita del testo, finalizzata a sistemare la struttura di espressioni infelici o particolarmente "ingarbugliate" e a ripristinare la corretta disposizione logica e la necessaria concatenazione delle proposizioni che costituiscono un periodo. L'Editing formale punta, quindi, a massimizzare il potere espressivo di un testo scritto, attraverso la diretta sinergia tra la competenza grammaticale e sintattica dell'editor e la creatività dell'autore.

Gli accorgimenti formali che caratterizzano la revisione stilistica di un'opera sono molteplici. Tra i più comuni, si può citare la difesa della consecutio temporum (il corretto rapporto dei verbi fra proposizione principale e proposizioni dipendenti, siano esse subordinate oppure coordinate); la creazione di perifrasi in luogo di fastidiose ripetizioni verbali e più genericamente lessicali; l'attenzione verso l'abuso di nomi, avverbi, predicati; la battaglia contro l'eccessiva frammentazione delle frasi causata da segni d'interpunzione mal adoperati; il controllo dell'uso di espressioni passivizzanti e subordinate implicite, al fine di garantire la comunicabilità e la scorrevolezza del testo senza grossi problemi; l'accertamento dell'individuazione univoca del soggetto di una frase; l'abolizione di effetti di anacoluto indesiderati e di anfibologie, che possono confondere il lettore e rovinare il piacere estetico trasmesso da un libro.

In una sola immagine: durante l'Editing formale è analizzato, in maniera certosina, "come l'autore ha scritto qualcosa", il modo in cui è stato esposto un particolare contenuto...

Per fornire un esempio concreto del suo metodo professionale, Stefano Airoldi riporta ora uno stralcio de "L'Io Assoluto nel pensiero di Josiah Royce", tesi di laurea 2012, Università degli Studi di Milano, elaborato finale di A. V. su cui Stefano ha svolto un preciso lavoro di Editing, dietro esplicita richiesta del suo committente (quest'occasione ha rappresentato la prima esperienza di Stefano come editor freelance). Il passo in questione riguarda il rapporto fra filosofia e religione in Royce, qui mantenuto nella versione originale di A. V., prima della revisione formale dell'editor:

Il suo pensiero è un tentativo costante di conciliare la filosofia con la religione le quali spesso vengono considerate in conflitto perenne. I rappresentanti della prima forma dottrinale si preoccupano di riconoscere il proprio oggetto di studio tramite il quale conoscono se stessi, la seconda concezione, al contrario, si vuole elevare a verità oggettiva opponendosi alle varie forme di soggettività. Questo tentativo è parte essenziale della filosofia di Royce e deve essere tenuto continuamente in considerazione non solamente quando l'argomento discusso è specificatamente religioso ma anche e soprattutto nel momento in cui si affrontano tematiche di natura filosofica, perché è tramite quest'ultima, con la sua concezione dell'essere, che Royce ricercò ed espose l'unione dei due ambiti di pensiero.

Dato che l'argomento in questione non è dei più semplici, una simile esposizione rischia di essere poco chiara e non permette al lettore di afferrare l'oggetto del discorso: le due definizioni paiono vuote, l'uso della punteggiatura è scriteriato, la consecutio temporum poco rispettata; per non parlare dell'impossibilità, a volte, di individuare univocamente il soggetto della proposizione, che sembra oscillare da un termine all'altro, causando un discreto "mal di mare" a chi legge. L'Editing formale di questo stralcio (anche se un piccolo intervento sul contenuto qui è stato fatto, grazie alla padronanza dei temi da parte di Stefano Airoldi) potrebbe suonare così:

La filosofia di Royce possiede una straordinaria affinità con la teologia, nonostante queste discipline siano spesso considerate in conflitto. Gli studiosi di filosofia si preoccupano tradizionalmente di definire il proprio oggetto di studio, in un moto che spesso li riconduce a un’analisi più approfondita di sé, mentre i teologi mirano alla Verità oggettiva, opponendosi alle varie forme di soggettivismo. Quest’ultimo aspetto è parte essenziale anche della filosofia di Royce e deve essere tenuto continuamente in considerazione, non solamente quando l’argomento discusso è specificatamente religioso, ma anche e soprattutto nel momento in cui si affrontano tematiche di natura ontologica. È proprio nella dottrina dell’Essere che il filosofo americano ha individuato il punto di contatto fra le due aree di pensiero.

In sostanza, il brano racconta le somiglianze fra la filosofia e la teologia secondo Royce, evidenti nella dottrina dell'Essere (ontologia). Infatti, sebbene le due aree di pensiero amino definirsi come antitetiche (la filosofia prediligendo la sfera soggettiva e il punto di vista relativistico, la teologia concentrando le proprie attenzioni sulla Realtà Assoluta, e quindi oggettiva), di fatto esse, nella prospettiva idealistica di Royce, tendono a coincidere, in quanto convergono entrambe sulla constatazione che esiste un Pensiero oggettivo dal quale dipendono le diverse soggettività e che rappresenta la condizione di possibilità della verità individuale. Tale Pensiero oggettivo è Dio.

Sperando che gli utenti possano apprezzare il lavoro di Stefano Airoldi, per quanto criptica possa suonare la divulgazione filosofica, passiamo ora a esaminare le altre due fasi dell'Editing letterario, cominciando dalla revisione sui contenuti di un testo.

 

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Editing e correzione di bozze: i simboli

 

2. Editing contenutistico

L'Editing contenutistico è la seconda categoria inerente alla revisione di un'opera letteraria e costituisce indubbiamente l'aspetto più interessante della mansione dell'editor, l'ambito che richiede la maggiore abilità. Comunque, anche in questa fase l'editor non deve mai intaccare il "principio di autorità artistica" dello scrittore con cui collabora (che resta l'esclusivo artefice dei contenuti di un'opera), limitandosi a un ruolo di supporto e preziosa consulenza.

Riflessioni sull'Amore

La premessa necessaria allo svolgimento delle diverse operazioni è la definizione chiara e univoca del destinatario del testo. Senza di essa non è possibile effettuare alcun accorgimento, poiché per quanto importante sia il bagaglio culturale dell'editor, il "taglio" del suo Editing è assolutamente dipendente dal "target" di riferimento. Con ciò, non si vuole certo affermare che un esperto di filosofia si debba unicamente occupare di saggi di etica o epistemologia e un famelico "divoratore" di romanzi debba circoscrivere la sua attività al genere narrativo. Pur non possedendo l'onniscienza, un bravo editor riesce, con la sua prospettiva critica, a giudicare il felice esito dell'esposizione di contenuti che possono anche esulare dal suo ambito d'indagine più familiare. Ma cos'è la "prospettiva critica"? Come può l'editor vantare delle credenziali in campi del sapere che trascendono il suo patrimonio conoscitivo?

Per rispondere a queste domande, occorre fare una precisazione, definendo i termini della questione. La "prospettiva critica" non è altro che la distanza ideale dalla quale l'editor (o, più genericamente, un attento lettore) inquadra i contenuti di un testo scritto nel modo più oggettivo possibile, riuscendo a cogliere dei particolari e delle imperfezioni che sfuggono al punto di vista immanente dell'autore. In questo modo, chi è in possesso di tale qualità riesce a porsi nella "terra di mezzo" fra scrittore e lettore, diventando diretto intermediario fra i due attori principali del processo editoriale, per la piena soddisfazione di entrambi.

Affinché l'editor possa maturare questa prerogativa, sono necessarie alcune condizioni, la più importante delle quali ruota appunto attorno all'individuazione del destinatario dell'opera, ossia del tipo di pubblico a cui è rivolta la trattazione. Da ciò dipendono le varie valutazioni sul registro formale usato da uno scrittore, sulla chiarezza espositiva del testo e sulla coerenza semantica degli argomenti trattati, che costituiscono i primi dati da cui l'editor può partire per affrontare una revisione contenutistica.

Dal "target" di un testo si sviluppa, quindi, tutto il senso dell'Editing contenutistico. Come facilmente intuibile, esso si sofferma esclusivamente sul contenuto, sul quid di un determinato scritto, ponendo in secondo piano lo studio della modalità espressiva dello scrittore di riferimento, già effettuato del resto durante la fase dell'Editing formale.

Il primo step dell'analisi dell'editor riguarda il controllo della correttezza spazio-temporale di un'opera. Infatti, affinché quest'ultima sia ritenuta degna di essere pubblicata, occorre che i luoghi descritti e il quadro dell'epoca rappresentata riflettano una condizione plausibile (tranne, ovviamente, nel caso di scenari di fantasia, fantascientifici o volutamente paradossali, anche qui però con delle limitazioni di coerenza), siano cioè pertinenti. Con ciò, non si intende il fatto che debbano esistere unicamente romanzi realisti o saggi di approfondimento politico... Tuttavia, l'errore più comune per uno scrittore è quello di introdurre, in uno scritto animato da una sua logica interna, delle controfinalità indesiderate che vanificano la pertinenza del Tutto, provocando veri e propri "errori semantici". Così, in un romanzo ambientato nel 1300, tra monaci e cavalieri, un bravo editor deve accertarsi che non compaia un bracciante impegnato a lavorare con assiduità nel campo di patate del suo signore, considerando il fatto che questi tuberi sono giunti in Europa solo dopo il 1492, anno della scoperta dell'America. Oppure, in un saggio di attualità, non si può ammettere la presenza di danni alla struttura in cemento armato delle case del centro storico di un ameno paesino del Mantovano, a seguito del terremoto del 2012, in quanto tutte le abitazioni del centro storico in Italia sono state edificate in muratura portante e l'uso del cemento armato nell'edilizia popolare è posteriore agli anni '30 del Novecento.

Insomma, quanto detto può far capire cosa si intende per "postulato di pertinenza". Tale canone generale si può violare solo deliberatamente, ossia raccontando situazioni volutamente paradossali o storie fantascientifiche e di pura fantasia, come se si intendesse rappresentare un mondo possibile diverso dall'attuale. In tutti gli altri casi, bisogna fare attenzione a non introdurre nella propria narrazione scarti di senso o incongruenze spazio-temporali, che possono vanificare la bellezza di un racconto o l'autorevolezza di una divulgazione, costringendo l'editor a intervenire per ripristinare lo status quo.

Oltre a correggere gli errori semantici, l'editor dovrà svolgere, in questa fase della revisione, anche altri compiti. A questo proposito, è buona norma redigere una scheda-libro che sviluppi i contenuti del testo, in modo da individuare i temi trattati, i messaggi che lo scrittore desidera trasmettere e gli obiettivi che egli ha raggiunto. Attraverso un'analisi approfondita del testo, l'editor riesce a giudicare se l'esposizione dei contenuti possieda o meno coerenza semantica, se l'ordine logico tra gli eventi narrati sia rispettato e se vi sia omogeneità tra il Tutto e le parti, cioè se ogni fatto trattato abbia sufficiente spazio in relazione al resto del discorso, per permettere al lettore di comprendere e apprezzare al meglio il filo della narrazione. Un buon romanzo e un saggio interessante devono possedere armonia. Solo così possono esprimere tutto il loro potenziale. Il compito dell'editor è proprio quello di adottare un punto di vista critico che permetta di cogliere pregi e difetti di un'opera, linearità e cali di tensione, in modo da guidare lo scrittore verso il superamento delle sue difficoltà.

Tuttavia, il ruolo di supporto dell'editor ha il tono del consiglio e della chiacchiera amichevole; un vero consulente letterario non deve mai imporre il suo punto di vista allo scrittore con cui collabora, quanto piuttosto suggerire accorgimenti e ascoltare le istanze di chi scrive, in vista della costruzione di un rapporto dialettico in grado di innalzare il tasso di qualità di un'opera. I migliori lavori realizzati da Hemingway sono quelli nati dalla compenetrazione del suo estro con la competenza del suo personal editor (William Maxwell Evarts Perkins, ndr), così come le più felici conclusioni a cui è giunta la riflessione filosofica sono state ottenute attraverso il dialogo. Dal confronto con l'Altro-da-Sé l'uomo non può che migliorare: di conseguenza, anche uno scrittore può avere bisogno di un consulente letterario che, da un punto di vista più critico, esamini il suo manoscritto e intraprenda con lui un percorso di crescita espressiva.

Prima di concludere l'esposizione dell'Editing contenutistico, occorre ricordare un'ultima fase lavorativa, riguardante la verifica delle citazioni e della bibliografia utilizzata, soprattutto in un saggio. Questo compito è eseguito dall'editor seguendo le "norme di uniformazione editoriale", per quanto riguarda la formattazione delle note e la modalità del loro inserimento nel testo; invece, sarebbe auspicabile che l'editor controlli in biblioteca o su internet l'esattezza della citazione "snocciolata" dallo scrittore e la correttezza dei riferimenti bibliografici.

 

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Editing letterario: forma e contenuto

 

3. Editing grafico

 

L'Editing grafico rappresenta l'ultima operazione prima della pubblicazione di un libro. Considerando il fatto che i requisiti professionali per svolgere quest'attività esulano dal ramo umanistico-letterario, per interessare invece la sfera artistico-creativa e l'abilità nell'utilizzo di software di grafica o web design (il pacchetto Adobe Creative Suite, ad esempio, oppure il programma QuarkXPress), tale compito non è di pertinenza dell'editor letterario ed è, di solito, eseguito da figure redazionali appositamente preparate, i cosiddetti "grafici-impaginatori". Avendo dimestichezza con gli applicativi informatici prima citati e possedendo un indubbio talento artistico, essi riescono a conferire a un'opera la "veste grafica" più adatta a suscitare l'interesse di un ipotetico acquirente (con una copertina accattivante, perché no?), valorizzando pure il contenuto del testo; o a sistemare la struttura delle pagine (con la scelta del font migliore, la calibratura dei margini, l'adozione di una determinata interlinea, l'impostazione del padding, eccetera) e la disposizione delle illustrazioni, al fine di massimizzare la leggibilità del romanzo, del saggio, della raccolta di racconti o poesie pubblicati.

Di conseguenza, l'Editing grafico possiede lo stesso grado d'importanza dell'Editing formale e dell'Editing contenutistico. Proprio per salvaguardare la dignità di quest'attività redazionale, sarebbe auspicabile che di essa si occupassero "grafici-impaginatori" esperti e in possesso di adeguata formazione. Stefano Airoldi, infatti, si occupa di Editing grafico solo per diletto personale e a un livello amatoriale, avendo studiato da autodidatta il funzionamento di interessanti applicativi, come QuarkXPress 8 e 9 o Adobe Photoshop e InDesign. Di conseguenza, egli non si ritiene idoneo a svolgere la mansione di "grafico-impaginatore", preferendo affidarsi ai servizi delle sue case editrici di riferimento. Nel caso un cliente voglia percorrere tutto il processo di pubblicazione di un libro con Stefano, quindi, si dovrà attenere, per quanto riguarda l'aspetto grafico, alle norme e al metodo di lavoro di un collaboratore esterno (con relativo tariffario).

Tuttavia, essendo in grado di padoneggiare appieno alcuni software per l'impaginazione di un testo scritto (soprattutto QuarkXPress, in maniera meno abile Adobe InDesign), Stefano si distingue da altri editor letterari per la peculiarità di svolgere un servizio di editing e correzione non solo sulla bozza, ma anche sull'impaginato, permettendo a case editrici o studi editoriali di risparmiare i tempi di lavoro. Poi, da scrupoloso professionista, prima di restituire un testo revisionato e corretto, ordina in cartelle le didascalie e i file di immagine contenuti (in modo da facilitare il compito al "grafico-impaginatore" con cui collabora), controlla i numeri di pagina, l'indice generale e quello analitico, i fogli di stile utilizzati per la titolazione e il corpo del testo, la disposizione di capitoli e paragrafi, la scelta dell'interlinea, del carattere e dei margini, al fine di supervisionare l'intero processo e accertarsi della bontà del proprio operato.

In sostanza, l'Editing grafico è concepito da Stefano Airoldi come servizio opzionale, dato che egli non ha mai avuto occasione di sperimentare in un contesto lavorativo la sua abilità con alcuni dei principali programmi informatici applicati all'editoria. Ad ogni modo, specialmente per i privati che ne fanno espressa richiesta, si rende disponibile per questo genere di Editing e adotta degli accorgimenti che possono risultare utili a chi si occupa propriamente di grafica all'interno di una casa editrice o di uno studio di servizi editoriali. Volendo definire in modo chiaro i termini della questione, si può dire che Stefano assolve con discreti risultati compiti d'impaginazione, mentre non rientra tra le sue prerogative la creazione di "vesti grafiche" (copertina del libro, raccolta e fotoritocco delle immagini, creazione di illustrazioni, eccetera). Proprio per questo, il suo obiettivo professionale è quello di collaborare in una redazione o in un team formato da diversi specialisti, occupandosi di Editing e Correzione di bozze con il massimo impegno e i migliori risultati

a) esempio d'impaginazione
(impaginazione della scheda-libro de
L'identico e il diverso.
Una genealogia del razzismo
,
opera di Stefano Airoldi
pubblicata dalla Faligi Editore)

b) esempio di "creazione grafica"
(prova grafica sui generis.
Riproduzione della copertina
di un famoso settimanale italiano.
Fac-simile giocoso
e non conforme all'originale)

 

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Editing letterario: un grazie da Stefano Airoldi!